Il bicchiere da oggetto ad arte
Mostra Internazionale "Il Bicchiere", Murano 1999
“Quando
di un bicchiere si può dire che è “solo” un bicchiere? Quando,
in altre parole, acquisisce una dignità tale da conquistarsi una
identità propria, slegata dalla funzione che millenariamente è
chiamato a svolgere? Si dice infatti “un bicchiere d’acqua”,
quando si ha sete, o al massimo “un bicchiere di vino”, se si
vuole degustare qualcosa. E via così. Il bicchiere “oggetto”,
insomma, acquisisce consistenza solo quando lo si utilizza,
acquista “visibilità” nel momento stesso in cui sparisce,
lasciando vedere ciò che contiene, anche se si tratta di un
liquido della trasparenza dell’acqua. Il bicchiere da solo,
insomma, è - all’apparenza - la rappresentazione di un vuoto. E’
ciò che emerge seguendo le giocose speculazioni di Francesco Dei
Rossi, designer di notevolissima levatura, che nell’insegnare ai
giovani apprendisti dei corsi di disegno organizzati dal Centro
Studio Vetro parte da molto lontano per guardare avanti, con
lungimiranza. Perché se arte (almeno quella contemporanea)
significa guardare con nuovi occhi agli oggetti del quotidiano
per trascenderne l’utilizzo e sublimarli fino al rango di
“concetti” - e il primo evidente esempio è la “fontana”-orinatoio
di Marcel Duchamp - allora quale oggetto più umile, utilizzato,
invisibile nella sua totale evidenza vi è del bicchiere, e da
qualche decina di secoli del bicchiere di vetro? Certo di tempo
ne è dovuto passare, perché iniziasse a conquistarsi anche solo
pochi fronzoli esterni, o un solo bordino colorato. Ma sono
stati passi irrevocabili, che hanno iniziato a trasformare
l’oggetto e basta in oggetto d’arte. Il bicchiere aveva infatti
una sola possibilità di conquistare una propria identità: quella
di ricoprire il vuoto che rappresenta di motivi e colori, e di
divenire così ragione di interesse in sè e per sè. Oggi (anche -
immodestamente - grazie all’opera di parecchi muranesi
succedutisi nei secoli) si può a buon titolo affermare che ce
l’abbia fatta, che la sua dignità, conquistata al sudore del
fuoco, sia ormai riconosciuta. Che il bicchiere oggetto d’arte
sia reale, palpabile; e che sia un terreno sul quale produrre
ulteriori sfide a colpi di creatività, come la mostra di Murano
lascia intravvedere. Il vuoto è stato alla fine colmato.
Alberto Toso Fei
© maggio 1999
Testo cortesemente concesso
da "Vetro", Murano
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